Il tempo degli eroi

La stanza della pozione

E’ sempre il 29 di Ces, e il gruppo che ora include anche Bobo, l’ingenuo e deforme esperimento di Semmemon, si dirige sui suoi passi verso il corridoio in cui alcune statue dalla forma femminile adornano quattro porte.
Sembra, a detta di Cegar, che queste venissero aperte solo da Semmemon. Sono inoltre le uniche porte viste sino ad ora ad essere dotate di una simile cornice, il che insospettisce gli eroi.
Dopo una prima blanda osservazione da parte di Dorlas, Iyldryl effettua un esame magico scoprendo che una soltanto delle quattro porte, insieme alle due statue che la racchiude, è dotata di poteri magici. Inoltre una flebile presenza magica che pulsa come a intermittenza, sembra provenire da dietro la porta stessa.
Gli eroi decidono così di aprire proprio quella, ancora con l’ausilio della magia, essendo la porta chiusa a chiave. Nel farlo, si premuniranno da eventuali trappole magiche, mantenendosi a debita distanza. Trascorre solo qualche breve istante da quando Iyldyl concluderà la sua danza, quando un fenomeno inquietante desta la preoccupazione di tutti: una voce molto simile a quella di Semmemon, infatti, pronuncia la frase: “pronunciate la parola d’ordine o fuggite”, poi, quasi simultaneamente, le due statue prendono vita e si dirigono verso il gruppo.
A questo punto, dopo un primo momento di incertezza, gli eroi decidono di attendere l’arrivo delle statue nella sala per accerchiarle e combatterle.
Poco prima di giungere a pochi metri di distanza, queste però si arrestano sul limitare del corridoio e poi, con passo lento e pesante, tornano indietro, riprendendo il loro posto a protezione della porta.
A questo punto il gruppo decide di esplorare un altro dei corridoi che partono dalla stanza dove ci siamo radunati. Il corridoio è molto lungo, e dopo una curva inizia a salire,
sembra che porti verso l’uscita, e l’intuizione ci viene confermata da Cegar.
Il party dunque decide quindi di ispezionare l’ultimo corridoio rimasto a partire dalla stanza e ci troviamo di fronte ad uno strano luogo: sbarre come quelle di una prigione si trovano in fondo al corridoio e sui lati vi sono due stanze.
Ispezionandole si scoprono due grandi vetrate, un argano per aprire le sbarre in una delle stanze e i corpi di ben sei sacerdoti oscuri stesi a terra.
I corpi sono segnati da cicatrici simili a quelle lasciate dai dardi incantati, ciò che perplime il gruppo è il fatto che non siano stati toccati in alcun modo: portano ancora addosso pozioni e monete d’oro.
Mentre Daemon sta ispezionando uno dei corpi a terra Dorlas è sorpreso dalla comparsa improvvisa di una figura smagrita e pallida che si butta contro il vetro e poi scivola per terra.
Dorlas riesce a mantenere la calma, in fondo qualunque cosa sia si trova oltre il vetro e le sbarre e non sembra ricomparire nei minuti successivi.
Forse sono dei prigionieri che sono sopravvissuti alla distruzione portata da Semmemon e dagli Zhent.
Il gruppo decide di aprire le sbarre ed andare a controllare se ci sono sopravvissuti.
La grande stanza sembra essere stata distrutta da esplosioni simili a quelle avvenute in altre stanze del piano.
Cegar riconosce la stanza come quella usata per produrre l’intruglio magico che trasforma in zombie.
La maggior parte dei corpi sul pavimento sono stati arsi vivi dalle fiamme, ma aggirandoci con cautela nella stanza ne troviamo due che non sembrano bruciati vivi e che mostrano ancora qualche flebile segno di vita.
Decidiamo di portarli fuori dalla stanza e di rianimarli usando delle erbe impastate con l’acqua da Iyldryl.
Dorlas e Maya decidono di ispezionare le stanze che si aprono sui lati della grande stanza chiusa da sbarre.
Le prime due stanze sono identiche, ma c’è qualcosa di strano in ciò che vi vedono dentro, anche se non sono in grado di capire cosa sia: sono stanze da letto in cui sono sparsi ovunque tracce di sangue e vi sono segni di unghie sui tavoli e sui muri.
Nella terza stanza appena aperta vi è una donna, anch’ella smagrita e denutrita, pallida quanto gli altri che però è ancora cosciente e sorpresa dal nostro arrivo tenta di attaccarci con quelli che sembrano dardi incantati.
Maya che aveva aperto la porta la richiude immediatamente e riferisce a Dorlas e Daemon.
Egli decide di tentare di persuadere la donna ad uscire presentandosi come paladino e dicendole che non siamo qui per farle del male.
Rinfrancata dal trovarsi di fronte ad un paladino ed al suo carisma decide di uscire dalla stanza e crolla in lacrime davanti a noi.
Dorlas la rialza, ella poi si rivolge a Daemon, che la accompagna all’esterno della stanza, dove ci racconta la sua permanenza in quella stanza.
[…]
Verso l’uscita per la notte.

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invernomuto

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